Bellucci, 'in Ketticè madre prigioniera di un ruolo sociale'
Il film di Giovanni Tortorici in concorso a Locarno
(di Laura Valentini) Avere 16 anni nella Palermo del 2012 tra motorini e macchinette, musica rap, calcio, e un dialogo con gli adulti tra scuola e famiglia praticamente inesistente: è la vita di Giulio prima di incontrare Ketty, con cui comincia a legarlo un'amicizia che è quasi una difesa nel film di Giovanni Tortorici 'Ketticé', opera seconda del regista palermitano classe '96 con protagonisti Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa e la partecipazione speciale di Monica Bellucci. L'attrice, nel film in concorso al Locarno Film Festival, è la madre di Giulio, "un ruolo interessante, per me nuovo". In generale "è stata una bellissima esperienza lavorare con Tortorici che è giovane ma sicuro di se'. Sa esattamente cosa vuole e - dice ancora Bellucci - ha firmato un film personale e unico". Dopo 'Diciannove', la sua opera prima, "conferma il suo talento di autore. I ragazzi protagonisti sono meravigliosi, c'è una naturalezza nel loro lavoro impressionante e esprimono una grande emozione. Io mi sono divertita in questo ruolo per me diverso dai soliti: questa madre rappresenta una donna il cui malessere si nasconde dietro la percezione di una famiglia e di una società in decadenza". Lei sgrida Giulio in continuazione perché studi o legga ma con risultati praticamente nulli: "E' vittima di un ruolo sociale, cerca di vincere questa frustrazione mangiando merendine davanti alla tv, non parla ma urla e finisce per creare un clima di discussione costante con il figlio, con cui c'è una umiliazione reciproca, una impossibilità di scambio. Quello che emerge è una generazione di adulti che non capisce i giovani". Sullo schermo "sono una donna trasandata che non fa più attenzione a se stessa. Lei - prosegue - ha una tristezza e una rabbia che non riesce a colmare e ci sono anche situazioni tragicomiche come quando prende il coltello in mano ma non fa paura a nessuno, prigioniera com'è di un ruolo sociale e di una cultura". Con la figlia Deva, modella e attrice che rapporto ha? "Certo non mi rivolgo a lei urlando così senno' apre finestra e mi butta giù - sorride - ma è anche interessante fare dei ruoli che sono diversi dalla propria vita e se a volte da madre vorrei anche esplodere mi trattengo perché penso che la calma sia il modo migliore per avere un dialogo". Il contesto culturale giovanile raccontato dal film "era quello che era in pieno berlusconismo, - spiega il regista che è anche autore della sceneggiatura - era esattamente così, non c'erano nemmeno quegli ideali sociali che un poco più avanti hanno vissuto alcuni ragazzi anche se penso siano più mediatici che effettivi". Anche in 'Diciannove' esplorava un'età giovanile: "in quel film pero' c'era molto silenzio questo è un film più corale, mi ha dato la possibilità di guardare a temi diversi, rispetto all'altro si vede di più il potere esercitato su un adolescente da scuola, famiglia, stato e mi piaceva l'idea di rappresentare questa realtà". La scelta di Rachele Testagrossa e Giovanni Gallina, i giovani protagonisti del film prodotto tra gli altri da Luca Guadagnino, nasce dal lavoro con due casting director "ma abbiamo fatto tantissimo street casting, e devo dire che lavorare con non professionisti mi dava la possibilità di avere una freschezza diversa; siamo andati nelle scuole di Palermo, visto tantissimi ragazzi e poi abbiamo trovato loro che mi sono piaciuti tantissimo". E a proposito di attori non professionisti la nonna che a un certo punto appare in un pranzo formale dove interroga il nipote Giulio e non è certo simpatica con la nuora ("volevo far vedere che esercitare potere è qualcosa di intergenerazionale") è la nonna vera del regista. "Sembrava che aspettasse questo momento da sempre, oggi ha 93 anni e in effetti lei è abbastanza così nella vita vera anche se cercava di aggiungere battute per essere più carina con la nuora ho dovuto tagliare un po'". Anche i ragazzi in tema di improvvisazione hanno dato un contributo, specie Rachele con delle espressioni in palermitano. "Questa ragazza mi è piaciuta tanto anche caratterialmente, è molto impulsiva proprio come me. Se le zuffe tra ragazze succedono veramente? A Palermo sì" racconta. E anche Salvatore il ruolo di Giulio, che ha tanti momenti di solitudine "me lo sono trovato bene addosso. Quanto all'adolescenza anche oggi è molto simile a quella del 2012 raccontata nel film". Il regista volutamente ha fatto arrivare i due protagonisti da ambienti diversi: Giulio "da un contesto formale per cui gli dicono come comportarsi a tavola e Ketty da uno in cui sviluppa una disinvoltura e una libertà fisica e comportamentale che in lui sublima questo impulso a stare con lei. Certo anche lei vive delle pressioni e dei disagi e insieme - conclude Tortorici - trovano una libertà in questa amicizia e in questa evasione".
P.Knapp--SbgTB