Sanità lontana e studentati che mancano, il check-up del Cnel ai servizi pubblici
Pronto soccorso difficile per metà delle famiglie e mancano 236mila letti per universitari
Quasi una famiglia su due fatica a raggiungere il pronto soccorso e gli studentati bastano per poco più di due universitari su cento, contro i diciotto della media europea. Sono due dei valori più critici del rapporto annuale del Cnel sui servizi pubblici, presentato a Roma. Sulla sanità il primo problema è la distanza. A dichiarare difficoltà nel raggiungere il pronto soccorso è il 48,2% delle famiglie, quota che nei comuni fino a 2.000 abitanti sale al 72,8%. Intanto i medici di famiglia sono diminuiti del 17,3% in dieci anni. Una delle possibili soluzioni sono le "Case della Comunità", strutture pensate per portare le cure più vicino a casa: anche se fossero realizzate tutte le 1.038 finanziate dal Pnrr, ne servirebbero altre 297 per arrivare a una ogni 50mila abitanti, con un costo di circa 1,1 miliardi. Cresce invece l'assistenza domiciliare, arrivata a 1,7 milioni di persone, ma aumenta anche chi rinuncia del tutto a curarsi: nel 2024 il 9,9% ha saltato visite o esami, contro il 6,4% prima del Covid. Il 6,8% dei residenti lo ha fatto per le liste d'attesa, il 5,3% per motivi economici. L'altro allarme riguarda gli studenti. Nel 2021 le abitazioni dedicate agli studenti coprivano appena il 2,2% degli iscritti, circa 41mila posti. Nonostante i 60mila posti letto finanziati dal Pnrr, per arrivare alla media europea nel 2030, servirebbero ancora 236 mila posti letto, per un costo stimato di 4,7 miliardi, con Lazio, Campania e Lombardia tra le regioni con più carenza. Un nodo che pesa proprio mentre le università toccano il record storico di 2,05 milioni di iscritti, spinte soprattutto dalla crescita delle telematiche, nonostante i laureati tra i 25 e i 34 anni restino solo il 31,6%, contro il 48,4% della media Ocse. La questione della casa non riguarda solo gli studenti. Le case popolari sono appena il 2,7% delle abitazioni in Italia, contro il 17% della Francia e il 29% dei Paesi Bassi. E non tutte sono disponibili: delle quasi 824mila gestite dagli enti associati a Federcasa, oltre 60mila non possono essere assegnate a chi ne ha diritto perché da ristrutturare. Al di là dei singoli servizi, il rapporto registra un cambiamento profondo nel modo di lavorare della pubblica amministrazione, spinto proprio dal Pnrr. Per il presidente del Cnel, Renato Brunetta, il Piano ha portato "un metodo innovativo" con obiettivi misurabili e risultati precisi da rendicontare. Lo mostrano i concorsi pubblici, la cui durata media è scesa da circa due anni a 180 giorni. "La riforma della pubblica amministrazione l'ha fatta il Pnrr", ha detto Brunetta, parlando di "una svolta epocale". La sfida, dice, è passare "dagli output agli outcome": non contare solo quanto fa lo Stato, ma cosa cambia nel concreto per cittadini e imprese. Per la consigliera Marcella Mallen, coordinatrice della relazione, riforme e investimenti hanno dato risultati, ma senza riuscire a "colmare del tutto i divari territoriali e sociali": per questo il rapporto "fotografa una PA a due velocità", con "progressi indubbi" ma "tante asimmetrie" tra territori.
W.Herrmann--SbgTB